Nel linguaggio corrente si chiama exit tax, ma la definizione è fuorviante: non esiste negli Stati Uniti un'imposta che colpisca l'atto di rinunciare alla cittadinanza. Quello che esiste è il regime dell'Internal Revenue Code §877A, il quale, al ricorrere di presupposti precisi, tratta il patrimonio di chi espatria come se fosse stato interamente venduto il giorno precedente — e tassa la plusvalenza che ne emerge.
La distinzione non è accademica. Determina che la stragrande maggioranza di chi rinuncia alla cittadinanza americana non paghi nulla a titolo di exit tax, e che una minoranza ben identificabile possa invece trovarsi di fronte a un'imposta a sei o sette cifre su ricchezza che non ha mai monetizzato.
Da dove viene
Il regime attuale nasce con l'HEART Act del 2008 (Heroes Earnings Assistance and Relief Tax Act, P.L. 110-245), che ha introdotto il §877A per le espatriazioni avvenute a partire dal 17 giugno 2008. Prima di quella data si applicava il §877, un meccanismo strutturalmente diverso: l'ex cittadino restava assoggettato all'imposta statunitense sui redditi di fonte americana per i dieci anni successivi alla rinuncia, con regole di attribuzione della fonte particolarmente severe.
Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema ha ribaltato la logica del prelievo. Il §877 inseguiva l'ex cittadino nel tempo; il §877A chiude i conti in un solo momento, tassando tutto in una volta alla data di uscita. In cambio della definitività, il costo si concentra.
Un passaggio precedente, spesso dimenticato
I test oggettivi — patrimonio netto, imposta media, certificazione — non nascono nel 2008. Erano già stati introdotti nel 2004 dall'American Jobs Creation Act, che aveva sostituito il precedente criterio soggettivo, fondato sull'accertamento di una finalità di elusione fiscale come motivo principale della rinuncia. Il legislatore ha rinunciato a indagare le intenzioni e ha adottato soglie numeriche: più prevedibili, ma anche cieche rispetto alle ragioni reali di chi rinuncia.
I due presupposti
Perché il §877A trovi applicazione servono due condizioni, entrambe necessarie.
- L'espatriazione. Per un cittadino statunitense significa la perdita della cittadinanza. La data rilevante è determinata dal §877A(g)(4): di regola coincide con il giorno in cui si rinuncia formalmente davanti a un funzionario diplomatico o consolare, non con il successivo rilascio del Certificate of Loss of Nationality, che ha efficacia dichiarativa e retroagisce alla data dell'atto.
- Lo status di covered expatriate. È il filtro che decide tutto. Si acquisisce superando anche uno solo di tre test: patrimoniale, reddituale o di conformità fiscale. Chi non ne supera nessuno esce dal perimetro del §877A.
Chi non è covered expatriate non deve nulla a titolo di exit tax. Restano però fermi gli obblighi dichiarativi: il Modulo 8854 va comunque presentato, e va comunque depositata la dichiarazione dell'anno di rinuncia.
Come è costruito il prelievo
Una volta accertato lo status di covered expatriate, il §877A non applica un'unica regola ma quattro regimi distinti, che operano in parallelo su categorie diverse di beni.
| Categoria | Regime applicabile | Momento del prelievo |
|---|---|---|
| Patrimonio generale immobili, titoli, partecipazioni | Vendita figurativa al valore di mercato, con esclusione annua sulla plusvalenza netta | Giorno precedente la rinuncia |
| Compensi differiti idonei 401(k), 403(b), 457, SEP, SIMPLE | Ritenuta del 30% sulle erogazioni, previa rinuncia ai benefici convenzionali | A ogni erogazione futura |
| Compensi differiti non idonei | Percezione figurativa del valore attuale del diritto maturato | Giorno precedente la rinuncia |
| Conti a fiscalità differita IRA, 529, ABLE, Coverdell, HSA | Distribuzione figurativa integrale come reddito ordinario | Giorno precedente la rinuncia |
| Trust non-grantor | Ritenuta del 30% sulle distribuzioni | A ogni distribuzione futura |
A queste si aggiunge una coda che non si esaurisce con l'uscita: l'imposta del §2801, che colpisce le donazioni e le successioni future provenienti da un ex covered expatriate e destinate a soggetti fiscalmente statunitensi. Non la paga chi dona o chi lascia: la paga chi riceve.
La possibilità di differire il pagamento
Il §877A(b) consente al covered expatriate di optare per il differimento dell'imposta relativa alla vendita figurativa, bene per bene, fino all'anno in cui quel bene sarà effettivamente ceduto. È l'unica valvola di sfogo prevista per chi ha patrimonio illiquido e non dispone della cassa per pagare un'imposta su plusvalenze mai incassate.
Il differimento non è gratuito e comporta tre condizioni:
- la prestazione di una garanzia adeguata a favore dell'erario statunitense;
- la rinuncia irrevocabile ai benefici delle convenzioni contro le doppie imposizioni che ostacolerebbero la riscossione;
- la maturazione di interessi per tutto il periodo di differimento.
Da valutare prima, non dopo
L'opzione si esercita sul Modulo 8854 al momento della dichiarazione dell'anno di rinuncia. Non è recuperabile in un secondo tempo, e la rinuncia ai benefici convenzionali che comporta può avere effetti collaterali significativi per chi risiede in un Paese legato agli Stati Uniti da una convenzione fiscale.
Che cosa questo regime non è
Vale la pena sgombrare il campo da tre equivoci ricorrenti. L'exit tax non è proporzionale al patrimonio: colpisce la plusvalenza latente, cioè la differenza fra valore di mercato e costo fiscale, e un patrimonio ingente ma a costo elevato può generare un'imposta modesta. Non è una sanzione: non presuppone alcun illecito né alcuna finalità elusiva. E non si evita rinunciando in fretta: i test guardano ai cinque anni precedenti, perciò la posizione va costruita per tempo, non sistemata alla vigilia.