Il §877(a)(2)(B) qualifica come covered expatriate chi, alla data di espatriazione, ha un patrimonio netto pari o superiore a $2.000.000. La soglia è una cifra fissa, introdotta nel 2004 e mai adeguata: a differenza del test reddituale, che l'IRS rivede ogni anno, questa non si muove.
L'effetto silenzioso dell'inflazione
Una soglia nominale immutata da oltre vent'anni si abbassa da sola, in termini reali, a ogni esercizio. Chi valuta oggi una rinuncia sulla base di parametri di qualche anno fa rischia di trovarsi dentro il perimetro senza che nulla sia cambiato nella propria situazione patrimoniale.
Il criterio di valutazione
Il patrimonio netto si determina applicando i principi di valutazione propri dell'imposta statunitense sulle donazioni. In concreto significa valore di mercato alla data di espatriazione, cioè il prezzo che un acquirente disponibile pagherebbe a un venditore disponibile, nessuno dei due costretto a concludere e con ragionevole conoscenza dei fatti rilevanti.
Non rilevano né il costo storico né il valore contabile. Un immobile acquistato trent'anni fa entra nel calcolo al valore odierno; una partecipazione in una società non quotata va stimata, e la stima va potuta difendere.
Che cosa entra nel calcolo
L'ambito è ampio: rientra ogni bene che sarebbe incluso nell'asse ereditario ai fini dell'imposta federale di successione, ovunque situato e in qualunque valuta denominato.
- Immobili in ogni Paese, compresa l'abitazione principale;
- Conti finanziari, depositi, titoli, fondi;
- Partecipazioni societarie, quotate e non, incluse le quote di società a responsabilità limitata e le posizioni in società di persone;
- Fondi pensione e conti a fiscalità differita, per il loro valore alla data;
- Polizze assicurative per il valore di riscatto;
- Interessi in trust, secondo criteri di attribuzione specifici;
- Beni mobili di valore: opere d'arte, collezioni, veicoli, gioielli;
- Crediti e diritti a ricevere somme future.
Da questo totale si sottraggono le passività: mutui, finanziamenti, debiti fiscali certi alla data. Il risultato è il patrimonio netto rilevante.
Due punti che generano errori
I coniugi si valutano separatamente
Il test è individuale. Ciascun coniuge calcola il proprio patrimonio netto, e la soglia di $2.000.000 si applica a ciascuno singolarmente — non si somma né si dimezza automaticamente. Ciò che conta è la titolarità effettiva dei beni, che dipende dal regime patrimoniale applicabile e dalle intestazioni reali. Nei regimi di comunione la ripartizione può discostarsi sensibilmente da quanto suggeriscono le intestazioni formali.
Gli interessi in trust
È l'area tecnicamente più delicata. Il valore da attribuire a un beneficiario di trust non coincide con una quota aritmetica del fondo: l'amministrazione finanziaria statunitense ha fornito criteri di attribuzione specifici, che tengono conto della natura dell'interesse — se sia certo o meramente discrezionale — e delle facoltà del trustee.
Non un'area da improvvisare
La quantificazione degli interessi in trust richiede l'esame dell'atto istitutivo e delle concrete modalità di amministrazione. Una stima approssimativa può spostare il patrimonio netto sopra o sotto la soglia, con conseguenze che si misurano in centinaia di migliaia di dollari. È il punto in cui l'assistenza professionale incide di più.
Il rapporto con la plusvalenza imponibile
Superare il test patrimoniale determina lo status di covered expatriate, ma non dice nulla su quanto si pagherà. Sono due grandezze diverse: il test guarda al patrimonio netto, l'imposta si calcola sulla plusvalenza latente, cioè sulla differenza fra valore di mercato e costo fiscale.
Un patrimonio di quattro milioni interamente costituito da liquidità genera imposta nulla, perché nella liquidità non c'è plusvalenza. Un patrimonio di due milioni e mezzo composto da azioni acquistate decenni prima a un costo minimo può generarne parecchia. Il test decide se si entra nel regime; il calcolo mark-to-market decide quanto.